Quando è indicato il trapianto?
Il trapianto di fegato viene indicato quando le terapie mediche non sono più efficaci. Negli anni, le indicazioni si sono allargate anche a pazienti con malattie legate a alcol, droga e tumori. Questa estensione ha però aumentato la domanda di organi, rendendo più frequente il ricorso al trapianto da vivente, spesso fuori dalle liste d’attesa.
Principali patologie trattate (in ordine di frequenza):
Cirrosi epatica (≈ 2/3 dei casi): da alcol, epatite C/B, autoimmuni
Carcinoma epatocellulare
Epatopatie colestatiche: cirrosi biliare, colangite sclerosante, malattie congenite
Epatiti fulminanti (virali, tossiche, da farmaci)
Ritrapianti
Malattie rare: Morbo di Wilson, emocromatosi, deficit alpha-1-antitripsina
Età e trapianto
Non esiste un limite di età rigido. Le équipe valutano l’età fisiologica, cioè lo stato generale di salute e la capacità di affrontare l’intervento, piuttosto che l’età anagrafica.
Controindicazioni
Controindicazioni assolute:
Infezioni attive non controllate
Tumori fuori dal fegato
Grave insufficienza cardiaca o respiratoria
Alcolismo o tossicodipendenza non risolti
Disturbi psichici gravi
Controindicazioni relative:
Valutate caso per caso, possono essere temporanee e dipendono dall’esperienza dell’équipe.
Come avviene l’intervento?
Il trapianto di fegato è un intervento complesso, che si svolge in due o tre fasi principali:
- Rimozione del fegato malato
Spesso complicata da condizioni preesistenti (interventi precedenti, malformazioni, degenerazioni). - Inserimento del nuovo fegato
Collegamento dei vasi sanguigni e delle vie biliari. Nei bambini si può ridurre il volume dell’organo. - (Se da donatore vivente)
Rimozione parziale del fegato dal donatore (parte sinistra per un bambino, parte destra per un adulto).
Anche il trapianto da cadavere può avvenire in forma parziale (split): l’organo viene diviso per aiutare due riceventi.
Rischi principali dell’intervento:
Disfunzione dell’organo trapiantato
Problemi di coagulazione o instabilità emodinamica
Trombosi dell’arteria epatica
Complicanze biliari
Degenza post-operatoria:
2–3 giorni in terapia intensiva
1–2 settimane in degenza ordinaria
Dimissione e inizio del follow-up ambulatoriale
La terapia immunosoppressiva
La terapia non segue un protocollo univoco, ma utilizza farmaci potenti per ridurre il rischio di rigetto. I principi attivi sono comuni anche ad altri trapianti, ma nel caso del fegato i dosaggi possono essere più elevati per compensare una minore compatibilità HLA.
Rischi frequenti:
Danno renale
Diabete
Infezioni
Tumori cutanei
Problemi cardiovascolari
Risultati e qualità della vita
Negli ultimi 10 anni, il trapianto di fegato ha raggiunto risultati tra i migliori in assoluto.
Nonostante le difficoltà iniziali, nel lungo periodo si osserva un’elevata sopravvivenza e una buona qualità della vita.
Fattori che migliorerebbero ulteriormente i risultati:
Maggior supporto sociale e psicologico per pazienti con patologie correlate a dipendenze
Monitoraggio continuo in collaborazione tra famiglie, associazioni ed équipe cliniche
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