Trapianto di Fegato

Quando è indicato il trapianto?

Il trapianto di fegato viene indicato quando le terapie mediche non sono più efficaci. Negli anni, le indicazioni si sono allargate anche a pazienti con malattie legate a alcol, droga e tumori. Questa estensione ha però aumentato la domanda di organi, rendendo più frequente il ricorso al trapianto da vivente, spesso fuori dalle liste d’attesa.

Principali patologie trattate (in ordine di frequenza):

  1. Cirrosi epatica (≈ 2/3 dei casi): da alcol, epatite C/B, autoimmuni

  2. Carcinoma epatocellulare

  3. Epatopatie colestatiche: cirrosi biliare, colangite sclerosante, malattie congenite

  4. Epatiti fulminanti (virali, tossiche, da farmaci)

  5. Ritrapianti

  6. Malattie rare: Morbo di Wilson, emocromatosi, deficit alpha-1-antitripsina

Età e trapianto

Non esiste un limite di età rigido. Le équipe valutano l’età fisiologica, cioè lo stato generale di salute e la capacità di affrontare l’intervento, piuttosto che l’età anagrafica.

Controindicazioni

Controindicazioni assolute:

  • Infezioni attive non controllate

  • Tumori fuori dal fegato

  • Grave insufficienza cardiaca o respiratoria

  • Alcolismo o tossicodipendenza non risolti

  • Disturbi psichici gravi

Controindicazioni relative:

Valutate caso per caso, possono essere temporanee e dipendono dall’esperienza dell’équipe.

Come avviene l’intervento?

Il trapianto di fegato è un intervento complesso, che si svolge in due o tre fasi principali:

  1. Rimozione del fegato malato
    Spesso complicata da condizioni preesistenti (interventi precedenti, malformazioni, degenerazioni).
  2. Inserimento del nuovo fegato
    Collegamento dei vasi sanguigni e delle vie biliari. Nei bambini si può ridurre il volume dell’organo.
  3. (Se da donatore vivente)
    Rimozione parziale del fegato dal donatore (parte sinistra per un bambino, parte destra per un adulto).

Anche il trapianto da cadavere può avvenire in forma parziale (split): l’organo viene diviso per aiutare due riceventi.

Rischi principali dell’intervento:

  • Disfunzione dell’organo trapiantato

  • Problemi di coagulazione o instabilità emodinamica

  • Trombosi dell’arteria epatica

  • Complicanze biliari

Degenza post-operatoria:

  • 2–3 giorni in terapia intensiva

  • 1–2 settimane in degenza ordinaria

  • Dimissione e inizio del follow-up ambulatoriale

La terapia immunosoppressiva

La terapia non segue un protocollo univoco, ma utilizza farmaci potenti per ridurre il rischio di rigetto. I principi attivi sono comuni anche ad altri trapianti, ma nel caso del fegato i dosaggi possono essere più elevati per compensare una minore compatibilità HLA.

Rischi frequenti:

  • Danno renale

  • Diabete

  • Infezioni

  • Tumori cutanei

  • Problemi cardiovascolari

Risultati e qualità della vita

Negli ultimi 10 anni, il trapianto di fegato ha raggiunto risultati tra i migliori in assoluto.
Nonostante le difficoltà iniziali, nel lungo periodo si osserva un’elevata sopravvivenza e una buona qualità della vita.

Fattori che migliorerebbero ulteriormente i risultati:

  • Maggior supporto sociale e psicologico per pazienti con patologie correlate a dipendenze

  • Monitoraggio continuo in collaborazione tra famiglie, associazioni ed équipe cliniche

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