Cos’è il trapianto di midollo osseo?
Il trapianto comunemente detto di midollo osseo consiste nell’infusione di cellule staminali emopoietiche (CSE) sane in un paziente con malattie del sangue.
Le CSE, una volta in circolo, migrano da sole verso le cavità ossee dove iniziano a ripopolare il midollo, producendo nuove cellule del sangue sane.
Dove si trovano le cellule staminali?
Le CSE si trovano:
Nel midollo osseo
Nel sangue periferico, dopo mobilizzazione farmacologica
Nel sangue placentare (cordone ombelicale)
Possono essere prelevate, conservate e reinfuse (anche in forma autologa) senza perdere la loro efficacia.
Quando è indicato il trapianto?
Il trapianto di CSE è indicato in numerose patologie ematologiche e genetiche:
Malattie trattabili:
Leucemie acute e croniche
Linfomi e mielomi
Aplasie severe (es. anemia di Fanconi, anemia falciforme)
Deficit immunitari congeniti
Talassemie e altre emoglobinopatie
Oggi, grazie ai mini-trapianti, può essere effettuato anche in pazienti oltre i 60 anni, senza una mieloablazione aggressiva.
Come avviene il trapianto?
1. Raccolta delle CSE
Può avvenire da:
Midollo osseo
Sangue periferico (donatore o paziente)
Sangue placentare (Cord Blood Bank)
Donatori possibili:
Gemello omozigote (HLA identico)
Familiare compatibile
Donatore anonimo da registro
Lo stesso paziente (trapianto autologo)
2. Condizionamento del paziente
Chemioterapia e/o radioterapia per distruggere le cellule malate
Induce aplasia e immunosoppressione per favorire l’attecchimento
Il paziente è in ambiente sterile fino alla trasfusione
3. Infusione delle CSE
Le cellule vengono iniettate per via endovenosa
Raggiungono le “nicchie” ossee dove si insediano (processo di homing)
Inizia la rigenerazione del midollo sano
Rischi e complicanze
A) Trapianto allogenico (da donatore)
Mancato attecchimento
Rigetto acuto o cronico
GVHD (Graft versus Host Disease): le nuove cellule attaccano l’organismo ospite
Infezioni virali, batteriche o fungine
Cataratta, tumori cutanei
Recidiva della malattia
B) Trapianto autologo (dal paziente stesso)
Possibile contaminazione con cellule malate
Rischio maggiore di ricaduta
Quali strategie terapeutiche esistono?
Donazione da gemello identico: la soluzione ideale
Trapianto allogenico: più efficace contro la malattia, ma con più complicanze
Trapianto autologo: più sicuro, ma con maggiori ricadute
Sangue periferico: attecchimento rapido, vantaggi immunitari
Cord blood (sangue placentare):
Meno GVHD
Utile in caso di compatibilità limitata
Adatto soprattutto a bambini (contenuto cellulare ridotto)
Oggi si usano anche due unità di sangue placentare combinate per superare la scarsità cellulare nei trapianti per adulti.
Risultati e prospettive
I risultati variano molto a seconda di:
Tipo di malattia
Età del paziente
Stato psicologico e relazionale
Esperienza del centro trapianti
Il successo è definito dal superamento dei 10 anni post-trapianto, momento in cui il rischio di recidive si riduce drasticamente.
Il trapianto di CSE può portare alla guarigione completa, come dimostrano molti pazienti nel mondo, tra cui il celebre tenore José Carreras.
Anche quando la guarigione non è definitiva, il trapianto prolunga significativamente la vita, migliorandone la qualità.
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